La Storia del Microscopio

Durante il rinascimento un'invenzione assai  nobile vide la luce: il microscopio. Un oggetto che tramite una lente o più lenti combinate era in grado di ingrandire piccoli oggetti. Nel 1590 due olandesi, Zaccharias Janssen e suo figlio, osservarono che aumentando il numero delle lenti in un tubo, l'oggetto osservato diventava incomparabilmente più grande.  Il lavoro che risveglia l’interesse degli scienziati verso il microscopio e la “Micrographia” di Hooke, pubblicato nel 1665. Non è solo la precisione nelle osservazioni che decreta il successo del libro, quanto l’uso di bellissime e dettagliate tavole illustrate. La storia del microscopio prende un’inaspettata piega quando incrocia quella di Anthony Van Leeuwenhoeck un ricco commerciante di stoffe. Studiando da autodidatta raggiunge un’abilità insuperata nel taglio delle lenti, ottenendo degli ingrandimenti molto superiori a quelli degli altri microscopisti. Nell’estate del 1674 Leeuwenhoeck si trova a passare accanto a uno stagno, e decide di sottoporre alle sue lenti anche quell’acqua verdastra. Immensa fu la sua sorpresa quando vi scoprì una quantità enorme di esserini minuscoli. Leeuwenhoeck pubblica le sue osservazioni. Sono i primi lavori in cui vengono descritti protozoi e batteri e hanno una risonanza enorme. Da queste ricerche, si passerà pian piano ad un utilizzo metodico e rigoroso del microscopio. Grazie a questo strumento straordinario le cellule, osservate per la prima volta da Hooke, verranno riconosciute nella prima metà dell’Ottocento come gli elementi fondamentali della materia vivente. I miglioramenti apportati da allora, l'inserimento della luce elettrica, i condensatori, servirono solamente a migliorare la visione dell'oggetto osservato. Con l'invenzione del microscopio elettronico nel 1930 in Germania si  arriverà a incredibili ingrandimenti. Oggi il microscopio è uno strumento insostituibile in laboratorio, ed è diventato il simbolo stesso della ricerca scientifica.

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