La Storia dell' Elettrostimolazione

L'elettrostimolazione è un metodo in realtà antico, utilizzato già da molti secoli anche se in modo rudimentale.
Ma fu nel secolo XVIII che lo scienziato Luigi Galvani dimostrò che facendo passare della corrente elettrica per il midollo spinale di una rana, si potevano ottenere delle contrazioni muscolari. Questo esperimento fu ripetuto in molte università, anche se ancora non si capiva il perché. Osservando la reazione alle scariche elettriche di muscoli di creature prive di vita, si notò che il muscolo conservava per un certo lasso di tempo la sua capacità contrattile in risposta alla corrente elettrica. Era ormai dimostrato che la base dell'impulso nervoso era la corrente elettrica e che quest'ultima era una componente essenziale della fisiologia degli esseri viventi.
Nel diciottesimo secolo, ai tempi di Galvani e Volta, non esistevano ancora gli strumenti necessari a misurare le correnti elettriche del corpo umano, ma quegli scienziati riuscirono a dimostrarlo e non si limitarono solo a quello; furono in grado di dimostrare che il tipo di energia che attraversava il corpo umano era della stessa natura di quella prodotta dai fulmini e di quella prodotta sfregando una barra di ambra. A questi scienziati si deve il merito di scoperte cruciali per la nascita e lo studio di nuove branche della medicina, come la neurofisiologia e la neurologia.
Finalmente, a cavallo tra i secoli XIX e XX, una serie di importanti avanzamenti tecnologici, rese possibile l'uso dell'elettrostimolazione come elemento terapeutico nel trattamento di diverse patologie, soprattutto nel trattamento del dolore.
Dobbiamo però aspettare la metà del ventesimo secolo per assistere alle prime applicazioni dell'elettrostimolazione nell'attività sportiva. Durante gli anni 60 fanno la loro apparizione le cosiddette “correnti russe”, un trattamento che deve il suo nome all'uso che ne fecero i preparatori sportivi degli atleti russi durante l'epoca dell'Unione Sovietica, sottomettendo gli atleti a delle scariche di un'intensità prossima alla tortura, in vista delle gare dove avrebbero dovuto dimostrare non solo la propria superiorità atletica, ma soprattutto quella del modello di società sovietica, destinata a crollare pochi anni dopo insieme al muro di Berlino.

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