La Storia della Fonografia

La prima registrazione meccanica del suono è molto probabile che risalga al 1853, quando Edouard Léon Scott de Martinville riuscì a registrare la voce umana su fogli di carta anneriti. Nel 1876 Thomas Alva Edison riprese il lavoro di Scott e il 21 novembre del 1877 annunciò l’invenzione del fonografo.
L’oggetto era costituito da un rullo di ottone, sostenuto da un asse filettato. Sul cilindro era tracciato un solco a spirale e la superficie era ricoperta da un foglio di stagnola.
Durante la registrazione, il cilindro ruotava e la stagnola veniva sfiorata dalla puntina collegata alla membrana vibrante. La puntina, seguendo le oscillazioni della membrana, incideva una traccia profonda nella stagnola, registrando in tal modo il suono. Il 19 febbraio 1878 Edison ottenne il brevetto della propria invenzione e creò la “Edison Speaking Phonograph Company”. Verso il 1885, un ingegnere tedesco, Emile Berliner, pensò di utilizzare un disco al posto del cilindro in cui la puntina invece di oscillare verso l’alto e il basso, oscillava a destra e a sinistra. Il brevetto di questa invenzione chiamata Grammofono, venne ottenuto da Berliner nel 1887.
Tra il 1890 e i primi anni venti erano in commercio sia registrazioni su disco che su cilindro, riproducibili su un’ampia gamma di apparecchi venduti.
Nel 1908 il disco inciso su due lati incontrò il favore del pubblico, portando ad una sempre maggiore diffusione. Edison si convertì al disco nel 1912 e cessò la produzione dei cilindri nel 1929. Il successo dei dischi era dovuto alla facilità di incidere e riprodurre le incisioni su una superficie piana invece che cilindrica. Il perfezionarsi dei sistemi portò alla registrazione magnetica, prima su filo e poi su nastro.

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